La rivoluzione del digitale nelle pratiche formative / educative ci pone di fronte ad una doppia responsabilità: da un lato quella di mantenere un ruolo di guida nei confronti delle nuove generazioni, sempre più tecnologiche ed esigenti; dall’altro quello di rimettere al centro la persona e la relazione tra persone e tra generazioni diverse.
L’isolamento sociale obbligato, causato dalla pandemia di COVID-19 e dall’imposizione governativa del lockdown, hanno rappresentato un’esperienza assolutamente nuova per la grandissima maggioranza della popolazione, causando un incremento di disagio, non solo materiale, ma anche emotivo. Alla riduzione dei contatti personali e al sentimento di isolamento ha corrisposto in molti casi l’attivazione di condotte compensatorie, rivolte al mantenimento delle relazioni con gli altri in tutti i modi alternativi al contatto diretto. Da ciò è derivato l’enorme incremento delle comunicazioni telefoniche, delle videochiamate, dei contatti on line, la creazione di gruppi in WhatsApp, la presenza nei social media, etc. L’uso di queste tecnologie ha svolto sicuramente una funzione utile in questo periodo nell’alleggerire il disagio emotivo associato all’isolamento, ma il loro uso eccessivo potrebbe anche aver comportato il rischio dello sviluppo di condotte di dipendenza in soggetti predisposti.
È il rischio del cosiddetto “Uso Sbagliato e Problematico di Internet e della Tecnologia” che, in soggetti in qualche modo predisposti, può sfociare in quadri di reale dipendenza comportamentale, anche secondo modalità specifiche, quali ad esempio, quelle di shopping compulsivo, gambling, gaming, vamping, sexting etc. EduDigital interviene in questo contesto, rivolgendosi a genitori, educatori, insegnanti, studenti, bambini, ragazzi e anziani, proponendo percorsi di educazione digitale volti a creare spirito critico e consapevolezza etica nei partecipanti. Le nuove tecnologie diventano così lo strumento con il quale si deve dare forma al cambiamento, consapevoli che la frenesia del digitale, va governata e non subìta.
dott. Alberto Bellomo – Marketing Manager
MB Digital Innovation Sagl
La realtà virtuale (VR) è composta da fattori esperienziali e tecnologici in grado di portare ad un cambiamento radicale all’interno dell’esperienza che il soggetto fa di sé.
Si inizia a parlare di VR tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del 1900, quando lo scrittore Stanley G. Weinbaum pubblica il racconto breve The Pygmalion’s Spectacles, in cui fa riferimento a visori per la realtà virtuale basati su registrazioni olografiche di esperienze in grado di stimolare il senso della vista e dell’udito ed anche il senso del tatto e dell’olfatto.
dott. Alberto Bellomo – Marketing Manager
MB Digital Innovation
Elena F. ha 42 anni e vive nel Comasco. Sua figlia di anni ai tempi dei fatti ne aveva solo 11, ma come molte pre-adolescenti, Gaia (nome di fantasia) ha voluto il telefonino come regalo e quindi, quando ha terminato le scuole elementari, i genitori le hanno regalato uno smartphone.
«Abbiamo spiegato molto bene a nostra figlia i pericoli in cui poteva cadere, quindi sapeva di non dover chattare con estranei. Quotidianamente controllavamo, mio marito ed io, senza farci vedere, le chiamate in entrata e in uscita, i numeri in rubrica e anche WhatsApp».
«Tutto a posto, per molti mesi, fino a quando abbiamo visto dall’oggi al domani, l’atteggiamento di nostra figlia cambiare improvvisamente. Pianti improvvisi e crisi isteriche, si alternavano ad una certa calma apparente. Ma, francamente, abbiamo dato la “colpa”, all’età particolare (aveva quasi 12 anni all’epoca) e ai cambiamenti tipici dell’adolescenza e della pre adolescenza. Invece ci sbagliavamo…»
In realtà, ci spiega Elena, Gaia era vittima di una pioggia di odio social (WhatsApp in questo caso) da parte di un gruppo di sue compagne di scuola.
«Il motivo? Banali storie tra ragazzini, le prime cotte. Gaia piaceva a un ragazzo. Questa cosa non è stata gradita da una sua amica, che le ha fatto una foto mentre era in bagno. Una foto dove, fortunatamente non si vede nulla di scabroso, ma tanto è bastato a creare uno sciame di odio».
L’amica di Gaia ha mandato quella foto su vari gruppi della classe via WhatsApp e a singole persone e da qui è partito l’inferno.
«Vi lascio immaginare le battutine, e la foto che è girata nella la scuola media! Così ogni volta che mia figlia andava in bagno o faceva qualcosa tutti a dirle: “Ti scappa?”, “Falla tutta”, “Vescica debole”, ecc…Ho sentito e letto di cose ben peggiori lo so, di ragazzine che magari mandano ingenuamente foto di nudo che poi vengono fatte girare e diventano virali. Ma proprio per la banalità di questa storia, che per noi può essere piccola, ma per un’adolescente è gigantesca, ho deciso di raccontarla…».
«Alla fine, dopo aver telefonato ad altri genitori in cerca di indizi, siamo riusciti a farci raccontare da Gaia il motivo per cui stava così male. In un mese e mezzo aveva perso quasi 4 kg e anche i suoi risultati a scuola erano peggiorati, e non aveva voglia di partecipare a nessuna attività. Con l’aiuto di due maestre in particolare siamo riusciti ad arginare il diffondersi della foto e anche, spero, a far capire alla ragazza che l’aveva mandata in giro la gravità del gesto fatto. Nonostante questo, l’anno dopo mia figlia ha voluto cambiare scuola e allora ha cominciato a stare meglio. Questo per dire che noi genitori dobbiamo stare molto attenti a ciò che succede sui social e non temere solo “l’orco sconosciuto”, ma osservare attentamente anche le persone che circondano i nostri figli e non sottovalutare alcun segnale».
Gaia è stata anche in cura da uno psicoanalista. Da una foto, nemmeno così compromettente, si è scatenato uno tzunami emotivo che ha creato problemi nella vita reale di questa ragazza. In questo caso con l’intervento di alcune insegnanti e grazie all’attenzione dei genitori la storia si è conclusa a lieto fine. Ma Gaia ha comunque cambiato scuola, perso fiducia, e la sua vita, anche se in piccole cose, ha preso un corso differente. «Immaginatevi, ribadisce Elena, si fosse trattato di qualcosa di più pesante: forse non si sarebbe più ripresa. State attentissimi a tutto.»
Assistevano in diretta a torture e violenze sessuali su minori attraverso siti del deep web, chiedendo ai carnefici richieste di particolari sevizie che spesso portavano alla morte dei bambini. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri di Siena, dopo le perquisizioni eseguite nelle abitazioni di due minorenni piemontesi, un ragazzo e una ragazza entrambi 17enni, ora indagati per istigazione a delinquere e pedopornografia.
Le sevizie, compiute verosimilmente nel sud-sst asiatico, erano legate a pagamenti di somme in criptovalute (Bitcoin). L’operazione denominata “Delirio”, avviata ad ottobre, finora aveva registrato 25 indagati (19 minorenni e 6 maggiorenni), residenti in 13 province italiane, accusati di diffusione e detenzione di materiale pedo-pornografico e istigazione a delinquere.
I “servizi” offerti, spiegano gli investigatori, hanno costi diversi: per vedere video registrati si paga meno, mentre per assistere in diretta a sevizie che terminano con la morte del bambino si paga molto di più. Si può interagire a pagamento con gli aguzzini: chiedere ad esempio che venga amputato un braccio oppure versato sul corpo del bambino seviziato olio bollente. “Le richieste ‘live’ hanno costi molto rilevanti e assicurano guadagni altissimi alle organizzazioni straniere che compiono tali atti disumani”, aggiungono.
Durante le indagini sono emersi i nomi dei due 17enni piemontesi che nelle loro chat fornivano “una descrizione dettagliata delle loro esperienze nel deep web”. In particolare, il ragazzo raccontava continuamente alla sua amica delle cosiddette “red room”, stanze dell’orrore, spiegano sempre gli investigatori dell’Arma, “in cui gli utenti più attrezzati tecnologicamente riescono ad accedere a pagamento per assistere a violenze sessuali e torture praticate ‘in diretta’ da soggetti adulti su minori, con possibilità di interagire per gli spettatori, che possono richiedere determinate azioni ai diretti protagonisti delle efferate azioni”.
Le immagini rinvenute e già sequestrate riguardano tre tipologie dell’orrore: video pedo-pornografici auto-realizzati da minorenni, che si riprendono nudi o intenti al compimento di atti sessuali; video realizzati da adulti, relativi ad atti sessuali e violenze compiuti da soggetti minorenni (anche di sesso femminile) ai danni di minori, anche in tenerissima età (2-4 anni); video denominati “gore”, per lo più associati a simboli nazisti. Nel corso delle perquisizioni a carico dei due 17enni piemontesi sono stati rinvenuti e sequestrati telefoni cellulari, personal computer, tablet, chiavette usb e memorie esterne per pc.
Un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di stickers, scambiate e cedute dal giovane, rivelatosi l’organizzatore e promotore dell’attività criminosa insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network
Le ipotesi di reato per le quali si procede, in concorso, sono detenzione, divulgazione e cessione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale e istigazione a delinquere aggravata.
La polizia postale ha scoperto una chat “degli orrori” tra giovanissimi: 20 minori tra i 13 e i 17 anni, che si sarebbero scambiati immagini “di orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà”. L’inchiesta, coordinata dalla procura dei minori fiorentina, è nata dalla denuncia a Lucca di una madre che aveva scoperto sul cellulare del figlio 15enne filmati hard con anche bimbi. Sul telefono trovati poi file provenienti anche dal dark web con video di suicidi e di mutilazioni e decapitazioni di persone e animali.
‘Dangerous Images’ il nome dato all’operazione condotta dalla polizia postale della Toscana e coordinata da Antonio Sangermano, che guida la procura presso il tribunale dei minori di Firenze.
Il corso ha l’obiettivo di fornire a datori di lavoro e lavoratori gli strumenti indispensabili per:
– la corretta valutazione del rischio da contagio
– individuazione secondo le norme vigenti delle misure organizzative e procedurali per la prevenzione e la protezione
– la definizione di un protocollo anti-contagio
– l’informazione e la formazione per i lavoratori
– i dispositivi di protezione individuale
Costo: €35,00 Operazione Esente IVA ex art. 8 LIVA
Modalità: FAD Asincrona – E-Learning
Per info e iscrizioni: info@mbdigitalinovation.ch
Via a Mind-VR, l’applicazione della realtà virtuale per sostenere psicologicamente il personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta al Covid-19, travolto dall’emergenza nei primi giorni di marzo. “Bicocca, Università del crowdfunding” è un’iniziativa dell’Università di Milano che nella sua seconda edizione ha selezionato anche il progetto di Federica Pallavicini e del suo team proveniente dai dipartimenti di Scienze per la Formazione e Medicina-Chirurgia. Da questo momento protagonista di una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma per la social innovation Produzioni dal Basso, utilizzerà le nuove tecnologie per superare l’ansia e il forte stress post-traumatico con il quale devono convivere medici e infermieri in questo momento delicato.
La crisi sanitaria attuale è senza precedenti e solo negli ultimi giorni si sta allentando, ma le fatiche psicologiche di coloro che assistono i malati rischiano di essere particolarmente pesanti dopo uno sforzo prolungato in corsia. Carico emotivo, turni estenuanti, scelte difficili da prendere in ogni momento con poco tempo a disposizione, tutto questo fa sì che anche chi assiste debba essere assistito, e gli ultimi strumenti tecnologici legati alla realtà virtuale possono essere di grande aiuto. Ne sono certe Federica Pallavicini e le sue compagne di team, Fabrizia Mantovani e Chiara Caragnano. «La gestione dell’ansia può essere fondamentale in questi casi. L’obiettivo economico della raccolta sarebbe di cinquemila euro, ma se riusciamo a fare di meglio abbiamo già in mente altri spunti per implementare questo tipo di assistenza psicologica».
Ora sostenuta dal programma di finanza alternativa della Bicocca, l’iniziativa include la realtà virtuale per sostenere il personale sanitario come già da qualche tempo in altre realtà si sta facendo con le persone che hanno vissuto la guerra o con le vittime di catastrofi naturali e attacchi terroristici. La tecnologia, attraverso un visore, fornisce percorsi in grado di processare gli aspetti emotivi e rendere consapevole il paziente del suo problema. Di base una migliore gestione dell’ansia, includendo anche tecniche di rilassamento e una graduale esposizione al trauma, rafforzando la psicologia e la tenuta mentale.
Pallavicini, raccontando il suo progetto, ha specificato anche quanto sia importante la collaborazione degli stessi medici e infermieri coinvolti. «Sono fondamentali per rendere più efficace il nostro metodo», ha ricordato la psicologa e capo del team. «Sfruttiamo un metodo chiamato “user-centered design”, che può essere più efficace solo avendo un continuo riscontro con il beneficiario del nostro supporto psicologico. La realtà virtuale viene così messa a punto secondo le risposte che riceviamo. Da parte nostra tutto questo è il minimo che possiamo fare per i tanti operatori sanitari che stanno dando tutto per combattere l’epidemia e salvare i pazienti affetti da Coronavirus, mettendo a rischio non solo la salute psicologica per compiere il proprio dovere, ma anche la vita stessa».
The pure essence of bespoke and an ultimate on site service for a circle of friends who appreciate the nice side of life. In a few words: dressing your personality. Live the experience, enjoying all steps: the choice of fabrics, the elaboration of your customized design, the development of hand made process, the personal private fitting and final details to the delivery ceremony.
Uncompromising product’s standard of excellence: ultimate quality of fabrics and manufacture, punctual and personal service.
Paolo Pontiggia offers formal and casualchic menswear designed by our master stylist Christofer Kaprelian. Unique clothes handmade in Italy on your measure and on your needs.
Siamo una rete di professionisti esperti in campo tecnologico, formativo, educativo, psicologico e medico; dall’esperienze maturate in ambito “psico-pedagogico” e in ambito “nuovi media digitali” nasce l’idea di creare uno spazio virtuale e reale nel quale favorire processi di cambiamento.
Per noi cambiamento vuol dire trasmettere e condividere esperienze, ascoltare bisogni, conoscere in modo autentico le persone.
Le nuove tecnologie sono lo strumento con il quale diamo forma al cambiamento, consapevoli che la frenesia del digitale va governata, non subíta.