Verso obiettivi maggiori.
E’ usata come formula di augurio verso persone che hanno ottenuto dei successi e che puntano a cose più grandi.
dott. Alberto Bellomo
Marketing Manager – MT Promozione
“Camminare per le montagne, scalarle, conoscerle nel loro profondo. E’ tutto questo, un’oceano di saggezza, un modo per guardarsi allo specchio e riuscire alla fine a capire se stessi.
L’essere umano vive in citta’, mangia senza fame, beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, rincorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai.
E’ un essere imprigionato, una prigione senza confini dalla quale e’ quasi impossibile fuggire.
Alcuni esseri umani pero’ a volte hanno bisogno di riprendersi la loro vita, di ritrovare una strada maestra.
Non tutti ci provano, in pochi ci riescono…”
Walter Bonatti
dott. Alberto Bellomo
Marketing Manager – MT Promozione
“Vorrei vedere meno associazioni ambientaliste e molta più gente comune diventare difensori del bene comune, naturale e non solo.
Vorrei vedere meno fondamentalismo ecologico e molta più purezza e gentilezza d’animo. Difendere l’ambiente non significa ingabbiare la Terra in una riserva intoccabile. Il montanaro deve poter rimanere tale, un pastore, un agricoltore, un pescatore, un cacciatore, un biker, un alpinista, devono poter coltivare i propri interessi all’interno di confini chiari e di prese di coscienza competenti e appassionate.
Probabilmente CONOSCENZA, CONSAPEVOLEZZA E ASCOLTO sono i principali elementi su cui basare tutto, anche la difesa ambientale. La soluzione è culturale e bisogna partire dalla famiglia: ritorniamo a stare in ascolto, magari seduti in un bosco o alla base di un torrente. Viviamo la vita e la natura invece di farcela raccontare: diventeremo persone più vive e longeve.”
Simone Moro
Pater noster qui es in caelis,
santificetur nomen tuum,
adveniat regnum tuum,
fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra.
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie,
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris,
et ne nos inducas in tentationem,
sed libera nos a malo.
dott. Alberto Bellomo
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Secondo il gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), geologo e paleontologo, la felicità dell’uomo è inscritta nella vita del mondo e si armonizza nella sapienza e nel ritmo della creazione.
La felicità piena può essere vissuta attraverso la creatività, l’amore e l’adorazione.
Nel 1942, quando Teilhard de Chardin era esiliato in Oriente, scrive una meditazione sulla felicità, tradotta in italiano per la prima volta nel 1970 in un volume che è difficile trovare in commercio: “Il Gesuita proibito – Vita ed opere di P. Teilhard de Chardin, Giancarlo Vigorelli (a cura di), Il Saggiatore, 1970. Gli uomini, secondo il gesuita, si dividono in tre gruppi che partono per scalare una montagna…
Di seguito, uno dei brani più suggestivi:
“Immaginiamo un gruppo di escursionisti partiti per una vetta difficile (…) possiamo immaginarci il gruppo diviso in tre.
Alcuni rimpiangono di avere lasciato l’albergo (poi) decidono di tornare indietro.
Altri non sono dispiaciuti per la partenza. Il sole brilla, la vista è bella. Ma perché salire più in alto? Non è meglio godersi la montagna dove ci si trova, in mezzo ai prati o nel bosco? E si sdraiano sull’ erba o esplorano i dintorni, aspettando l’ora del pic-nic.
Gli ultimi, infine, i veri scalatori, non staccano gli occhi dalle cime che hanno deciso di raggiungere. E ripartono in avanti.
Degli stanchi, dei buontemponi, degli ardenti. Tre tipi di Uomo, che ciascuno di noi porta in germe nel profondo di sé stesso, e fra i quali, da sempre, si divide l’Umanità che ci circonda.”
1) Degli stanchi (o dei pessimisti), per cominciare
Per questa prima categoria d’uomini, esistere è uno sbaglio o un fallimento. Siamo malamente impegnati, e di conseguenza si tratta di abbandonare il gioco, il più abilmente possibile. Portato allo estrema, e metodicizzato in una dottrina sapiente, questo atteggiamento sfocia nella saggezza hindù, per la quale l’Universo è un’illusione e una catena, o in un pessimismo schopenhaueriano. Ma in modo più smorzato e comune, la stessa disposizione si trova e si rivela in un mare di giudizi pratici che ben conoscete. «Che senso ha cercare?. Perché non si lasciano i selvaggi alloro mondo selvaggio e gli ignoranti alla loro ignoranza? Che cosa vogliono dire la Scienza e la Macchina?… Non si sta meglio stesi che in piedi? Morti, ,invece che coricati?» Tutto questo significa, almeno implicitamente, che è preferibile essere di meno che essere di più; meglio di tutto, non essere affatto.
2) Dei buontemponi (o dei gaudenti)
Per questi uomini della seconda specie, è senz’altro meglio essere che non essere. Ma, stiamo attenti, «essere» prende allora un senso tutto particolare. Essere, vivere, per i discepoli di questa scuola, non è agire, ma godersi il presente. Godere ogni momento e di ogni cosa, gelosamente, senza perdere nulla, e soprattutto senza preoccuparsi di cambiare atteggiamento: in questo consiste la saggezza. Venga pure la sazietà, ci si rivolterà sull’ erba, ci si sgranchirà le gambe, si cambierà posizione. Non si rischia nulla per il futuro, a meno che per un eccesso di raffinatezza, non ci si avveleni godendo del rischio per il rischio, per gustare il piacere di osare o sentire il fremito della paura.
Così è per noi, sotto una forma semplicistica, l’antico edonismo pagano di Epicuro. E non molto tempo fa, nei circoli letterari questa era la stessa tendenza di un Paul Morand, o di un Montherrant o, molto più sottile, di un Gide (quello di Nourritures terrestres), per il quale l’ideale della vita è bere senza mai spegnere (ma piuttosto aumentandola) la propria sete non per riprendere forma, ma preoccupato soltanto di essere pronto a chinarsi) sempre più avidamente, su qualsiasi nuova sorgente.
3) E infine gli ardenti
Qui mi riferisco a quelli per cui la vita è un’ ascensione e una scoperta. Per gli uomini che formano questa terza categoria. non solo è meglio essere che non essere, ma c’è sempre la possibilità – ed è l’unica che interessi – di diventare qualcosa di più. Per questi conquistatori appassionati d’avventure, l’essere è inesauribile – non alla maniera di Gide, come un gioiello dalle mille sfaccettature, che si può girare in tutti i versi senza mai stancarsene, ma come un ,fuoco di calore e di luce, al quale è possibile avvicinarsi sempre più. Si possono canzonare questi uomini, trattarli da ingenui o trovarli noiosi. Ma dopo tutto sono loro che ci hanno fatto, e che preparano la Terra di Domani.
Pessimismo, e ritorno al passato, godimento del presente, slancio verso l’avvenire. Tre atteggiamenti fondamentali, di fronte alla Vita.
E da questo, inevitabilmente, al centro stesso del nostro problema, ecco tre forme contrastanti di felicità:
1) Felicità di tranquillità. Nessuna noia, nessun rischio, nessuno sforzo. Diminuiamo i contatti, limitiamo le necessità – abbassiamo le luci – rientriamo nella nostra conchiglia. L’uomo felice è quello che penserà, sentirà e desidererà di meno.
2) Felicità di piacere, piacere immobile, o più ancora. piacere continuamente rinnovato. Lo scopo della vita non è agire e creare, ma approfittare. Ancora meno sforzo, dunque, o quel tanto necessario per cambiare coppa e liquore. Distendersi il più possibile, come la foglia ai raggi del sole, cambiare posizione a ogni istante per sentire di più: ecco la ricetta della felicità. L’uomo felice è quello che saprà gustare l’istante, che tiene fra le mani nel modo più completo.
3) Felicità di crescita o di sviluppo. Per questo terzo punto di vista. la felicità non esiste né ha valore per se stessa, cioè come oggetto che possiamo inseguire e di cui possiamo impadronirci, ma non è altro che il segno, l’effetto e come la ricompensa dell’azione convenientemente guidata. “Un sottoprodotto dello sforzo» diceva Aldous Huxley. Non basta, dunque come suggerisce il moderno edonismo, rinnovarsi in un modo qualsiasi, per essere felici. Nessun cambiamento beatifica (rende felici) a meno che non si agisca avanzando e in salita”.
“L’uomo felice è dunque colui che, senza cercare direttamente la felicità, trova per di più inevitabilmente la gioia nell’atto di giungere alla pienezza e al punto estremo di se stesso, in avanti”.
dott. Alberto Bellomo
Marketing Manager – MT Promozione
Smartphone e Social sempre più precoci e sempre meno attenzione ai sistemi di protezione. In aumento i casi di cyberbullismo. Diminuisce la già scarsa propensione alla lettura. Uno su quattro non fa alcuna attività sportiva.
L’uso di smartphone e social è sempre più precoce e dilaga già tra i 10 e gli 11 anni, con sempre meno attenzione ai sistemi di protezione. Aumentano i casi di cyberbullismo mentre diminuisce la già scarsa propensione alla lettura.
Un ragazzo su quattro poi non fa alcuna attività sportiva. A questo si aggiunge una emergenza sonno: gli adolescenti vanno a letto tardi, dormono poco, e restano “connessi” anche di notte.
È questa l’allarmante fotografia degli “appena teenagers” che emerge dall’indagine «Adolescenti e Stili di Vita» realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard.
Con l’introduzione dell’AR è comparso un nuovo concetto di apprendimento denominato apprendimento aumentato (augmented learning).
Le tecnologie legate alla realtà aumentata stanno progressivamente prendendo piede, mostrando via via potenzialità crescenti nell’ambito della formazione, dell’intrattenimento multimediale, videoludico e non solo. Secondo Mark Zuckerberg, padre del social network Facebook, la Realtà Aumentata (AR) sarà tra breve il futuro della connessione.
Lo sviluppo dei dispositivi portatili (mobile device, siano essi laptop, smartphone o tablet) e delle differenti tecnologie digitali, che collegano il mondo di tutti i giorni con l’informazione virtuale, hanno permesso di realizzare delle Apps di realtà aumentata facilmente disponibili che stanno entrando a far parte del nostro quotidiano e che permettono di fruire di informazioni digitali attraverso la manipolazione di oggetti reali.
La Realtà Aumentata è ormai classificata tra le tecnologie emergenti ed è destinata ad entrare a far parte di un utilizzo collettivo nella vita di tutti i giorni e conseguentemente avrà, nei prossimi 5 anni, uno sviluppo significativo anche nel campo dell’insegnamento e dell’apprendimento.
L’AR ha pertanto, di per sé, un potenziale unico e promettente per unificare le attività del mondo reale e le esperienze digitali, consentendo a tutti gli utenti di impegnare la loro immaginazione e stimolare la creatività. L’utilizzo dell’AR sui dispositivi mobili moderni permette di potenziare e favorire le attività creative del mondo reale, sostenere l’istruzione, e aprire nuove possibilità di interazione. La novità tecnologica portata dall’AR presuppone l’introduzione di rilevanti principi e procedure innovative nel campo educativo e formativo in quanto permette di creare
un nuovo potenziale per l’utilizzo in classe, dal momento che è in grado di accrescere il mondo reale di contenuti formativi e inoltre di creare nuove ed entusiasmanti modalità per gli studenti con la possibilità di interagire e compararsi con l’ambiente circostante.
L’AR, nel processo d’insegnamento, permette di rendere possibile:
– la realizzazione di scenari di vita reale in classe, oltrepassando la descrizione teorica;
– l’abbinamento di informazioni teoriche ad attività pratico-sperimentali anche tramite un metodo più ludico;
– l’apprendere facendo, senza conseguenze reali in caso di errori;
– l’utilizzo di Tag e di etichette (marker) per realizzare link anche visivi, più facilmente condivisibili e comprensibili;
– la modellizzazione di oggetti in svariati scenari;
– la realizzazione e/o l’impiego di progetti e percorsi di fruizione museale/archeologica anche con esperienza immersiva;
– la realizzazione e/o l’utilizzo di materiali librari integrati con la realtà aumentata.

– Prima di regalare uno smartphone, regala la conoscenza, che permette di usare Internet e non di farsi usare.
– Prima di fare un profilo social, ricorda che hai appena sottoscritto un contratto con una società.
– Prima di pubblicare un post, ricorda che quando il prodotto è gratis, il prodotto sei tu.
– Prima che posti immagini video imbarazzanti, sappi che non potranno mai più essere eliminati.
– Prima di insultare, deridere o minacciare, ricorda che ogni cosa che fai in Internet, lascia la tua impronta.
– Prima di distruggere la tua identità virtuale, costruisci la tua «web reputation».
– Prima di trasmettere odio, sappi che l’amore è l’unico sentimento da promuovere condividere
Fonte: Corriere di Brescia
La realtà virtuale è una simulazione sviluppata al computer che crea una realtà alternativa a quella vera “ingannando il nostro cervello” a tal punto da farci credere che quello che stiamo vedendo sia reale, riuscendo a farci perdere addirittura equilibrio e senso dell’ orientamento mentre la viviamo.
Il nostro cervello non è preparato ed evoluto per elaborare certe informazioni “finte” non avendole mai provate prima, perciò interpretandole per vere assocerà numerose altre emozioni e alterazioni della percezione, figlie delle situazioni e immagini che legge e recepisce. Per fare un esempio pratico, se indossassimo un visore per guardare un classico video delle montagne russe, saremmo obbligati ad aggrapparci a un nostro amico o sederci per riuscire a stare in piedi. Nei diversi cambi di direzione effettuati dal treno virtuale sul quale siamo seduti, il nostro cervello assocerà anche la forza di gravità che, con gli anni ha appreso, essa esercita sul nostro corpo in determinate situazioni, facendoci letteralmente perdere l’ equilibrio e, in alcuni casi, cadere per terra!
Perché la realtà virtuale è così efficace?
La Realtà Virtuale condivide con il cervello lo stesso meccanismo di base di “simulazioni incarnate” (meccanismi funzionali del nostro cervello che ci consentono di comprendere il senso del comportamento motorio altrui riutilizzando i nostri stessi stati o processi mentali). Secondo le neuroscienze, per regolare e controllare efficacemente il corpo nel mondo, il cervello crea una simulazione incarnata del corpo nel mondo usata per rappresentare e prevedere azioni, concetti ed emozioni. La Realtà Virtuale funziona in modo simile: l’esperienza di Realtà Virtuale cerca di prevedere le conseguenze sensoriali dei movimenti di un individuo, fornendo al soggetto la stessa scena che vedrà nel mondo reale.
Comprendiamo le azioni e le esperienze altrui in quanto ne condividiamo la natura corporea e la rappresentazione neurale corporea sottostante. Pertanto si può parlare di cognizione incarnata (embodied cognition) in quanto stati e processi mentali sono rappresentati in un formato corporeo. Il corpo è alla base della consapevolezza pre-riflessiva di sé e degli altri e il punto di partenza di ogni forma di cognizione esplicita e linguisticamente mediata degli oggetti stessi.
Simulazione incarnata (embodied simulation)
La scoperta dei neuroni canonici ha dimostrato che il sistema motorio si attiva anche quando non ci muoviamo: vedere l’oggetto significa simulare automaticamente cosa faremmo con quell’oggetto. All’interno di questa stessa area sono stati individuati i neuroni specchio, che si attivano sia quando si esegue un atto motorio come afferrare un oggetto o produrre gesti comunicativi con la bocca, sia quando si osserva un altro individuo compiere lo stesso atto o gesto. Questo vuol dire che vedere un’azione significa anche simularla nel proprio sistema motorio.
Secondo l’ipotesi della simulazione incarnata, la stessa simulazione motoria nell’imitare azioni o gesti compiuti da altri nel cervello del macaco e dell’uomo spiega anche l’immedesimazione dello spettatore con quanto visto su uno schermo.
NEURONI A SPECCHIO: Queste cellule sono distribuite in alcune zone chiave del cervello, quali la corteccia prefrontale, le aree parietali inferiori che sono associate al movimento e alla percezione (nonchè centro linguaggio), il luogo parietale posteriore il solco temporale superiore e nell’insula, che sono le regioni del cervello corrispondenti alla capacità umana di cogliere i sentimenti altrui di comprenderne le intenzioni, oltre che usare il linguaggio. I neuroni specchio permettono di spiegare fisiologicamente la nostra capacità di porci in relazione con gli altri. Si attivano non solo quando compiamo un determinato comportamento ma anche quando osserviamo gli altri compierlo. L’uomo pertanto ripercorrerebbe nella sua mente l’azione che ha visto, cioè la imiterebbe e ne comprenderebbe pure il significato. In questo modo il bambino imparerebbe ad esempio a sorridere e a sbadigliare. I neuroni specchio si attivano non solo con l’azione ma anche con il linguaggio: ad esempio, quando una persona ascolta frasi che descrivano azioni, come se fosse lei stessa a compierla.
NEURONI CANONICI: I neuroni canonici sono una classe di cellule nervose presenti nella corteccia premotoria ventrale. Il loro compito è quello di codificare lo scopo di particolari atti motori, come afferrare o manipolare oggetti, e sono attivate anche dall’ osservazione degli stessi oggetti, pur in assenza di qualsiasi movimento attivo. I neuroni canonici rispondono all’osservazione di oggetti le cui intrinseche caratteristiche fisiche (forma, grandezza) sono intimamente correlate con il tipo dell’azione codificato. Si attivano secondo lo scopo e le modalità dell’azione da compiere e funzionano in modo coordinato e in sequenza; costituiscono quindi un serbatoio di azioni possibili. Vedere un oggetto significherebbe evocare automaticamente l’azione che si compirebbe con esso. I processi sensoriali, dunque, costituirebbero non solo il presupposto dell’azione, ma anche parte dell’azione stessa: la visione non sarebbe un processo puramente disinteressato, o addirittura “passivo” rispetto all’azione, ma finalizzato a una possibile interazione con il mondo, rispondendo selettivamente a specifici stimoli tridimensionali.
Essi rendono operante il pattern motorio necessario a interagire con gli oggetti. Anche se il più delle volte questo è un pattern solo potenziale, nell’istante in cui decidiamo di afferrare realmente l’oggetto, il pattern è già attivo e può immediatamente mettere in azione i muscoli corrispondenti dell’area motoria. I neuroni canonici costituiscono circa l’80% della corteccia premotoria, il cui restante 20% è costituito dai neuroni specchio.
dott. Alberto Bellomo
Marketing Manager – MT Promozione
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
– Cyberpsychol Behav Soc Netw. 2018 Sep 5. doi: 10.1089/cyber.2017.29099.gri. Neuroscience of Virtual Reality: From Virtual Exposure to Embodied Medicine. Riva G, Wiederhold BK, Mantovani F.
– https://www.stateofmind.it
– https://www.docsity.com
Ci sono molte idee false e complesse su cosa sia e su come funzioni l’economia ma i principi funzionali sono pochi e semplici. Il denaro è un mezzo di scambio che rappresenta il valore di un prodotto o di una prestazione. Quando il prodotto od il servizio cessa di esistere o di essere al livello di qualità adeguato, prima o dopo anche il denaro smette di fluire in entrata. Quando il flusso di denaro è basato sulla promessa di prodotti o su servizi inesistenti, dubbi, non richiesti, non necessari o di bassa qualità abbiamo crisi, fallimenti ed “inaspettati” crolli dei mercati.
Il primo mattone finanziario potrebbe benissimo cementarsi su: consegno sempre un prodotto o servizio di qualità, migliore di quanto promesso, come controparte per il denaro ricevuto.
dott. Alberto Bellomo
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